Centenario Prima Guerra Mondiale (1918-2018)

Il 4 novembre 1918 si è concluso uno degli eventi più tragici nella storia d’Italia. Durante il primo conflitto mondiale, centinaia di migliaia di giovani italiani hanno perso la vita per il proprio Paese, partecipando con eroismo al grande progetto di coesione-unificazione del territorio italiano e di costruzione dell’identità nazionale. In occasione del Centenario della fine  della Prima Guerra Mondiale (1918-2018), si è pensato di proporre a tutti gli alunni  delle classi 2B e 3C un’iniziativa  intitolata “Spero che io torni presto”; un’attività didattica  che, nell’ambito della cittadinanza attiva,  permettesse loro di approfondire in modo diverso ed originale alcuni temi della Grande Guerra. Dopo l’analisi in classe di documenti dell’epoca, scritti da soldati italiani in trincea, i ragazzi si sono cimentati a loro volta nella composizione di una lettera. In questo modo hanno potuto immedesimarsi in ciò che hanno vissuto uomini e donne, spesso appena poco più grandi di loro: l’orrore della trincea, la miseria e le difficoltà di chi resta a casa, ma anche gli affetti, i ricordi, le speranze. Da autori ad attori, i ragazzi hanno letto ed interpretato le loro ”lettere dal fronte”, rappresentando stati d’animo e momenti di vita quotidiana, così come vissuti e narrati dai tanti soldati che vissero quella tragedia.  Una cerimonia rievocativa in memoria anche  dei militari termolesi caduti durante la Prima Guerra Mondiale. Pertanto, la storia nazionale  che si intreccia con quella locale,  rievocando  i  nomi e le  storie dei soldati di Termoli (Luigi Colonna, Nicola Crema, Gennaro Sciarretta,…) che hanno sacrificato la propria vita e non sono  più tornati. La lettura delle lettere, tra cui una in vernacolo termolese intitolata “A mamme c’aspette” di Raffaello D’Andrea,  si è conclusa con l’intonazione di una delle più celebri canzoni patriottiche“ Il Piave mormorava”. Solo con la conoscenza della storia che ci ha preceduto, fatta di sacrificio ed eroismo, si può potenziare nei ragazzi il rispetto per quanti persero la vita combattendo per un ideale.

A. M. Lalli

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